
L’età fragile
Mi sono detto: “Ma vediamo com’è lo Strega di quest’anno, dai”, nella speranza che fosse meglio di quello dell’anno scorso. E in effetti è stato così. “L’età fragile” di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi) è un libro che ha vinto prima il premio Strega “Giovani” (Di Pietrantonio ha 62 anni) e poi anche il Premio Strega vero e proprio.
Partiamo dal titolo: l’età fragile è quella dei vent’anni, all’incirca. I piani narrativi sono due, ed entrambi raccontano proprio di questa età. L’io narrante è quello della madre, Lucia, che si ritrova per casa la figlia, Amanda, tornata da lei dopo l’epoca Covid per aver interrotto sostanzialmente gli studi. Le turbe filiali le ricordano il passato, e Lucia torna indietro ai suoi vent’anni, quando è stata “quasi” coinvolta in un grave fatto di cronaca che ha visto la sua migliore amica vittima di una sparatoria e un tentativo di violenza nel parco della Maiella.
La narrazione è secca, lo stile spigoloso e asciuttissimo, come va di moda ultimamente nei libri “che vanno”. L’introspezione psicologica della protagonista è sempre e comunque negativa, ciò che domina (coerentemente con la narrazione) è la disperazione e la mancanza di prospettiva positiva per il futuro. Unica nota positiva, la chiusura onirica dell’ultimo capitolo… e la folle “uscita” della figlia, che trova una nuova strada, ovviamente non condivisa dai genitori.
Un libro breve, ma iconico, devo dire non indimenticabile, ma con tratti più che lodevoli, soprattutto nella narrazione del “fatto di cronaca”, ispirato liberamente (ma molto ispirato) al vero delitto del Morrone, accaduto nel 1997.
Consigliato: alle madri in apprensione per il futuro delle proprie figlie.
Voto: 4,0/5
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