Gestire la classe nella pratica didattica

Questa settimana inizierà la scuola, e io provo a studiare il più possibile per non farmi trovare come il ragazzo che, non sapendo nuotare, viene buttato nel lago. “Imparerà”. Prevenire è meglio che affogare, dai.

Così ho avuto la fortuna di imbattermi in “Gestire la classe nella pratica didattica”, di Luigi d’Alonzo (Giunti).

Il libro è strutturato ottimamente in argomenti, e sottosezioni, ognuna con esempi pratici (sia positivi che negativi) e con test di autovalutazione. “Come reagiresti nel caso in cui l’alunno si comportasse così?” Oppure “Nell’esempio citato secondo te l’atteggiamento del docente è stato adeguato oppure no? In cosa si poteva fare di meglio?”

Questo è poi applicato nei più disparati ambiti didattici, dal rapporto personale con gli alunni alla gestione dei “momenti difficili”, dall’efficacia delle proposte didattiche all’utilizzo migliore della prossemica e della gestualità per coinvolgere (e sedare, se del caso) gli alunni in classe.

Un libro che, da novizio, ho trovato molto prezioso, con una grande quantità di suggerimenti pratici, fruibili e che permettono di orientarsi tra i mille dubbi che un neofita si trova ad affrontare. Alla fine del testo vengono affrontate anche le diverse casistiche relative ai Bisogni Educativi Speciali, anche qui con suggerimenti didattici e comportamentali veramente impagabili. Certo, sono consapevole che si tratta di un’infarinatura rispetto all’esperienza, ma devo dire che per chi come me è all’inizio credo sia il migliore supporto trovato finora. Consigliatissimo.

Voto: 5/5.

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Che l’inizio dell’anno scolastico sia il migliore per tutti voi!

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Sostegno in pratica

Sostegno in pratica

Mentre scivola via l’estate, io provo ad approfondire alcune tematiche che, in teoria, da settembre in poi potrebbero coinvolgermi in modo intenso. Provo dunque a studiare il mondo del sostegno partendo dalle basi, e in questo senso il libro “Sostegno in pratica” di Annamaria Giarolo (Erickson) può essere un buon aiuto.

Ci sono diverse tematiche affrontate, da come impostare il lavoro a come studiare il singolo caso (anche se l’insegnante di sostegno è “di classe” e non, secondo l’autrice, “di alunno”) ma soprattutto indica molte strategie di inclusione. Leggendo questo libro mi sono reso conto di come un discreto ostacolo (almeno stando al testo) possano essere “gli altri insegnanti”, soprattutto quelli che considerano l’alunno con difficoltà un caso senza speranza e relegano in automatico questa povera anima in “auletta sostegno” a tempo indeterminato. Invece lo sforzo, faticoso, non privo di ostacoli, ma indicativo del proprio ruolo in classe, dovrebbe essere quello di coordinare l’impegno di insegnanti e alunni, tutti insieme, nel cercare di far sentire l’alunno in difficoltà parte integrante del gruppo-classe. Con gruppi di studio, lavori di gruppo, ma anche momenti di riposo “comunitario” e di divertimento. Una cosa che mi è piaciuta è stata la focalizzazione del lavoro non tanto al raggiungimento di “obiettivi di programma” ma a quello di “formare il più possibile la persona”, cosa radicalmente diversa sia come approccio che come metodologia.

Un libro interessante, anche se forse “poco pratico”, nonostante il titolo, perché è vero che dà indicazioni di merito e di metodo, ma dal titolo mi sarei aspettato qualcosa di più tecnico e direttamente applicabile, invece di dichiarazioni d’intenti lodevoli ma un po’ distaccate dalla realtà del quotidiano.

Comunque per un’infarinatura generale può andar bene, ma deve essere accompagnato anche da altro.

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Il sostegno è un caos calmo

Mentre la famiglia si diverte sugli scivoli (e io sono terrorizzato dall’idea di “scivolare” e spaccarmi qualcos’altro) mi sono letto “Il sostegno è un caos calmo”, di Carlo Scataglini (Erickson).

È un testo a metà tra la saggistica e la narrativa, e l’ho preso perché voglio capire di più questo mondo della scuola, in particolare quello a me sconosciuto del sostegno. Ai miei tempi manco esisteva.

Il libro è una raccolta di racconti di vita vera, di racconti di fiction (pochi) e di riflessioni da parte di un professore che ha fatto de sostegno non solo il suo lavoro, ma la sua passione.

I “casi veri” sono i più toccanti e commoventi: disabili più o meno gravi, con sindrome di Down, spese al supermarket, cartelloni e giochi collettivi dipingono una scuola dinamica e piena di speranza, soprattutto grazie ai compagni di classe dei ragazzi, e a qualche insegnante “illuminato”.

I racconti di fiction aiutano il lettore a “entrare nella mente” di un ragazzo con difficoltà, facendolo diventare un eroe sui generis, molto simpatico e accattivante.

La parte di riflessioni ricade nel grande filone intitolato “Tutto ciò che penso di un determinato argomento”, in cui l’autore inserisce (a volte in modo ridondante) determinati pensieri e direttive “da sogno” sul mondo del sostegno che lui stesso desidererebbe. Vabbè, ma è una parte minore, sopportabilissima.

Consigliato per chi vuole iniziare a conoscere questo mondo in modo soft.

Voto: 4,5:5