La casa sul mare celeste

"La casa sul mare celeste" di T.J. Klune (Mondadori)

“La casa sul mare celeste” di T.J. Klune (Mondadori)

Ogni tanto succede che mio figlio legga un libro e, dopo che l’ha finito, me lo presti dicendomi: “Leggilo, se ti va.” Che, tradotto, significa: “Papà, vorrei che tu lo leggessi subito, mi farebbe piacere una tua opinione.”

Leggo sempre tutto quello che mi presta. E così, in questo agosto liquido e impietoso, ho finito “La casa sul mare celeste” di T.J. Klune, edito in Italia da Mondadori, e l’ho trovato molto bello… tranne per un particolare.

La storia è di assoluta fantasia: c’è un ispettore del Dipartimento della Magia Minorile che vigila nei diversi orfanotrofi affinché i bambini siano trattati al meglio. Nel caso in cui questo non succeda, l’istituto viene chiuso e i suoi ospiti ridislocati. Tutto questo in un’anonima e ossessiva routine di lavoro, nella vita dell’ispettore Linus non c’è altro tranne la sua gatta. Finché un giorno viene chiamato dai Supremi Dirigenti e gli viene affidata una sorveglianza diversa e importante: un orfanotrofio (la casa sul mare celeste, appunto) su un’isola in cui sono relegati ragazzi magici… molto diversi dal solito. C’è chi diventa un piccolo cagnolino, chi è un blob liquido che vuole fare il concierge, non manca la gnoma (!) appassionata di giardinaggio. Il direttore è anch’esso un essere magico, e ci sarà un buon motivo per il quale proprio lui, Arthur, è stato messo a capo di questo istituto assolutamente originale. Vi si insegnano il rispetto e l’accettazione di se stessi, e anche l’Anticristo alla fine sembra non essere poi così spaventoso. (Chi vuol leggere la frase su diversi piani di lettura può serenamente farlo).
La storia si svolge in modo tenero e rispettoso, cambiando per sempre la vita di Linus… in modo piacevole e del tutto imprevisto. L’intreccio è costruito molto bene e la narrazione scorre fluida; il libro è sicuramente molto bello, gli darei quasi 5 stelle, senonché

+++ ATTENZIONE SPOILER +++ Non leggete le seguenti frasi se non volete rovinarvi il libro!

Ecco, senonché, da adulto e da genitore, non ho gradito molto che gli unici 4 adulti protagonisti del libro solo nelle ultime venti pagine diventino due coppie “moderne” e distanti dalla tradizione… Mi è venuto un grosso dubbio diciamo sull’utilità educativa di questo libro, ma ormai lo si è finito ed è molto piacevole, e viene passato un messaggio in linea con tutto il resto (rispetto della diversità, accettazione di ciò che si è), però magari sono io bacchettone 😀

Avrei preferito saperlo prima, ecco.

+++ FINE SPOILER +++

Consigliato ai figli delle coppie “moderne”…

Voto: 4,2/5

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Sostegno in pratica

Sostegno in pratica

Mentre scivola via l’estate, io provo ad approfondire alcune tematiche che, in teoria, da settembre in poi potrebbero coinvolgermi in modo intenso. Provo dunque a studiare il mondo del sostegno partendo dalle basi, e in questo senso il libro “Sostegno in pratica” di Annamaria Giarolo (Erickson) può essere un buon aiuto.

Ci sono diverse tematiche affrontate, da come impostare il lavoro a come studiare il singolo caso (anche se l’insegnante di sostegno è “di classe” e non, secondo l’autrice, “di alunno”) ma soprattutto indica molte strategie di inclusione. Leggendo questo libro mi sono reso conto di come un discreto ostacolo (almeno stando al testo) possano essere “gli altri insegnanti”, soprattutto quelli che considerano l’alunno con difficoltà un caso senza speranza e relegano in automatico questa povera anima in “auletta sostegno” a tempo indeterminato. Invece lo sforzo, faticoso, non privo di ostacoli, ma indicativo del proprio ruolo in classe, dovrebbe essere quello di coordinare l’impegno di insegnanti e alunni, tutti insieme, nel cercare di far sentire l’alunno in difficoltà parte integrante del gruppo-classe. Con gruppi di studio, lavori di gruppo, ma anche momenti di riposo “comunitario” e di divertimento. Una cosa che mi è piaciuta è stata la focalizzazione del lavoro non tanto al raggiungimento di “obiettivi di programma” ma a quello di “formare il più possibile la persona”, cosa radicalmente diversa sia come approccio che come metodologia.

Un libro interessante, anche se forse “poco pratico”, nonostante il titolo, perché è vero che dà indicazioni di merito e di metodo, ma dal titolo mi sarei aspettato qualcosa di più tecnico e direttamente applicabile, invece di dichiarazioni d’intenti lodevoli ma un po’ distaccate dalla realtà del quotidiano.

Comunque per un’infarinatura generale può andar bene, ma deve essere accompagnato anche da altro.

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Il gioco degli opposti

Il gioco degli opposti

È un giallo godibilissimo quello di François Morlupi: “Il gioco degli opposti” (Salani), diegeticamente la seconda avventura del commissario Ansaldi dopo “Formule mortali”. Ambientato tra la Bulgaria (!) e l’Italia, vede come antagonista Alfa e Omega, un oscuro malvagio che programma le sue uccisioni in modo scientifico, e che utilizza ai suoi fini una sorta di setta di fedelissimi. Particolare inquietante: la morte non interviene subito, ma viene prima filmata (e poi messa in diretta) l’agonia, inviando i file attraverso chiavette USB o attraverso dei link agli inquirenti, sfidandoli a salvare la persona in tempo.

Ansaldi viene pertanto coinvolto direttamente da un’improvvisa telefonata da Sofia, che lo getta nel panico assoluto, lui che già di suo non è un tipo esattamente tranquillo.

Protagonista macchiettistico e pacchiano, Ansaldi vive il suo essere commissario come una condanna, tra le sue ansie lavorative e i rimpianti di una vita; per fortuna è supportato dalla sua squadra, composta da altri quattro agenti competenti e che gli vogliono un gran bene. Ogni agente ha la sua vita particolare e caratterizzata, rendendo i personaggi vividi e ai quali ci si affeziona immancabilmente.

Costruito in modo abile nella sua struttura, “Il gioco degli opposti” combina elementi di letteratura gialla molto ben architettati a personaggi quasi caricaturali, altalenando il lettore tra momenti di angoscia per la trama noir ad altri istanti di approfondimento personale, o puro divertimento per le disavventure che Ansaldi vivrà lungo le pagine.

Una lettura consigliata a chi ama il genere e vuole sentire una voce “diversa” del panorama italiano.

Molto consigliato.

Voto: 4,5:5

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Nuovi acquisti di metà luglio

#bookhaul estivo

Mentre ci sciogliamo di caldo, eccoci con due recentissimi acquisti:

1. “Come fare per gestire la classe nella pratica didattica” di Luigi D’Alonzo (Giunti)

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Visto che non so cosa mi aspetterà a settembre, cerco di prepararmi almeno un minimo indispensabile su alcuni argomenti di cui non so un tubo… 😅

2. “L’età fragile” di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi)

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Ero curioso di leggere il romanzo vincitore del #premiostrega di quest’anno, vincitore anche del Premio Strega “GIOVANI” (62 anni, beata gioventù), vedremo se sarà come al solito.

Appena letti vi racconto 😉

Il sostegno è un caos calmo

Mentre la famiglia si diverte sugli scivoli (e io sono terrorizzato dall’idea di “scivolare” e spaccarmi qualcos’altro) mi sono letto “Il sostegno è un caos calmo”, di Carlo Scataglini (Erickson).

È un testo a metà tra la saggistica e la narrativa, e l’ho preso perché voglio capire di più questo mondo della scuola, in particolare quello a me sconosciuto del sostegno. Ai miei tempi manco esisteva.

Il libro è una raccolta di racconti di vita vera, di racconti di fiction (pochi) e di riflessioni da parte di un professore che ha fatto de sostegno non solo il suo lavoro, ma la sua passione.

I “casi veri” sono i più toccanti e commoventi: disabili più o meno gravi, con sindrome di Down, spese al supermarket, cartelloni e giochi collettivi dipingono una scuola dinamica e piena di speranza, soprattutto grazie ai compagni di classe dei ragazzi, e a qualche insegnante “illuminato”.

I racconti di fiction aiutano il lettore a “entrare nella mente” di un ragazzo con difficoltà, facendolo diventare un eroe sui generis, molto simpatico e accattivante.

La parte di riflessioni ricade nel grande filone intitolato “Tutto ciò che penso di un determinato argomento”, in cui l’autore inserisce (a volte in modo ridondante) determinati pensieri e direttive “da sogno” sul mondo del sostegno che lui stesso desidererebbe. Vabbè, ma è una parte minore, sopportabilissima.

Consigliato per chi vuole iniziare a conoscere questo mondo in modo soft.

Voto: 4,5:5